sabato 29 gennaio 2011

" La Residenza del Diavolo " Capitolo III - La Scomparsa di Arianne



- Sconvolgente! – esclamò Jordan, mentre, accendendo una Malboro, perdeva di vista la strada per un attimo.
Erano usciti dal cinema più di mezz’ora prima, entrambi perplessi. Senza dire una parola si erano avviati alla “Peugeot 106” di Jordan, cercando una risposta plausibile ai loro interrogativi.
Erano saliti in macchina senza nemmeno guardarsi, la tensione dei due era tangibile, ma ora Jordan aveva deciso di interrompere il silenzio. Con la coda dell’occhio lanciò uno sguardo verso Immanuel, che, seduto accanto a lui, sembrava stesse ancora riflettendo sul film.
- Effettivamente… - disse Jordan - …c’è una notevole somiglianza tra la scena del sacrificio… e l’omicidio… Ma… noi non abbiamo prove… per ora… che ci possano portare a pensare che le due cose siano davvero collegate… a meno che tu… -
- A meno che io… cosa? – chiese Immanuel stupito.
- Non so… Sei tu che hai detto di poter restringere il campo di ricerca… Francamente, a me sembra che tutto questo… ci conduca sempre più in un vicolo cieco… - l’espressione del suo viso era chiara. Immanuel vi poteva leggere distintamente la confusione. Non era una condizione piacevole per Jordan, certo, nessuno voleva trovarsi nella confusione mentale che li stava opprimendo, ma per Jordan era anche peggio. Per lui trovarsi in quello stato equivaleva ad una mezza sconfitta, e non era una cosa da poco, percui, dopo una pausa, continuò - Forse sono un po’ stupido, e non riesco a percepire l’aiuto che può recarci il film… Dopo aver controllato se il ragazzo faceva parte dell’equipe di attori, tecnici, truccatori e il resto… Dopo esserci accertati, se ha o non ha letto il libro… e ammettendo, per assurdo, che non abbia nulla a che vedere con tutto ciò… mi dici dove ci porta questa scoperta?… Forse potremmo accertarci dell’esistenza di un legame d’amicizia, o una conoscenza, con una delle persone che ha lavorato al film… metti che questo legame non ci sia… dovranno fare un sondaggio per scoprire chi ha letto il libro? … Con tutta la pubblicità fatta al film, l’avrà letto i tre quarti della Francia… per non parlare del resto… in questo modo, per me, il campo si allarga… non si restringe per nulla… -
- Forse!… Però questa situazione mi darebbe la possibilità… di entrare in contatto con molta gente… fra loro potrebbe esserci l’assassino. Non posso credere, di non riuscire a trovare neanche un indizio che possa aiutarmi… quello che abbiamo è troppo poco… il ragazzo era morto da giorni quando lo avete trovato… e comunque, io non l’ho neanche visto… Devo cercare un punto fermo per lavorare… Oppure, vuoi aspettare che questo pazzo ci regali un’altra vittima? … Farò di tutto perché ciò non accada… anche se… temo… che altre vittime ci saranno! -
Erano giunti a casa di Immanuel, Rue la Fayette. Dopo aver posteggiato, scesero dall’auto ed entrarono in casa. Quando si fu accertato che i suoi genitori non erano ancora rientrati, Immanuel tirò un sospiro di sollievo, quindi guidò il collega in camera sua dove continuarono la discussione ancora per un po’.
- Possibile! – sbottò infine l’ispettore Malin, dando un pugno sulla scrivania di Immanuel – E’ mai possibile che tu non abbia trovato nessun indizio… nessuna sensazione… tra gli elementi che abbiamo? -
- Niente! - rispose calmo l’uomo – Tutti gli elementi che abbiamo… sembrano… sembrano vuoti… Non riesco a sentire niente!… Se soltanto potessi conoscere in anticipo la prossima vittima… ma che dico… Non ho la certezza che ce ne saranno altre… Non puoi pretendere che io riesca ad entrare nel mondo dell’assassino… per ora è un mondo che non conosco… non riesco a capire il suo modo di ragionare, di vedere e di percepire quello che ha intorno… Ci sto provando… Ma è tutto ovattato… c’è nebbia in ognuna delle direzioni che ispeziono… Dovrei trovare un filo conduttore che possa guidarmi… ma potrei trovarlo solo se ci fossero altre vittime… in quel caso avrei più elementi… ma così… -
- Vorrei che questa fosse l’unica vittima! – riprese Jordan.
Stavano perdendo troppo tempo, lo sapeva. Presto questo stato di cose avrebbe loro regalato almeno un'altra vittima, e lui non sapeva dove rivolgere attenzione per parare il nuovo colpo.
- Ad ogni modo… - continuò stancamente - per questa sera sarà meglio che ci riposiamo… Domani vedrò di farti avere quello che hai chiesto… e speriamo, ci siano risultati… E’ tardi… ti lascio dormire e vado a casa… Buona notte! –
- Ti accompagno alla porta! – rispose Immanuel facendogli strada.

Nel pomeriggio del giorno seguente, Jordan piombò come un falco in casa Mistral. Lo sguardo trionfante nei suoi occhi verdi, fece intuire ad Immanuel, prima che questi proferisse motto, che qualcosa di positivo, tra quelle informazioni, aveva trovato.
- Avevi ragione! – esclamò Jordan sorridendo.
- Ottimo!… In che modo il ragazzo è collegato al film? -
- Come fai a dire che è di questo particolare che si tratta? – chiese Jordan sospettoso. La sicurezza del suo interlocutore lo lasciò interdetto.
- Era questo che stavamo cercando… O sbaglio? -
- No! Non sbagli… ma … - s’interruppe. Lui aveva ragione, era questo che cercavano, ma perché la sera prima l’amico pareva così insicuro? Perché aveva brancolato nel buio? Perché aveva detto che tutto era ovattato intorno a quel caso, mentre ora, sembrava così sicuro?
- Ma… Cosa? – chiese Immanuel.
- Niente!… - rispose, facendo spallucce. Dovevano risolvere quel caso al più presto. Quindi continuò - Hai ragione… il ragazzo è collegato al film… -
- Fammi vedere quelle carte! -
- Le carte possono dirti poco… Dicono solo che il ragazzo era presente durante le riprese del film… Ad ogni scena girata, lui era là… sul set… -
- E ti sembra poco? -
- Si! Se consideri che dopo aver saputo ciò… questa mattina… Ho fatto delle telefonate e ho saputo che il regista si trova ancora a Parigi… E’ all’Imperial, in Rue de la Victoire… e da quel che mi hanno detto, quando il ragazzo è scomparso la sua reazione è stata parecchio sconcertante. -
- Dobbiamo andare a trovarlo! -
- Già fatto!… E’ nella stanza numero ventisei… -
- Cosa ti ha detto? -
- Ha saputo della morte del ragazzo tramite il giornale… E ora è molto spaventato!… Dice che presto o tardi l’assassino lo cercherà… -
- Perché? -
- Non ha saputo spiegarmelo… E io non riesco a capirlo… Comunque, il ragazzo è andato da lui un paio di anni fa… Il regista era stato nella sua scuola, per fare delle lezioni sull’arte della regia… ho controllato, ed è vero… un paio di anni fa c’è stata nei licei questa ricerca di nuovi talenti, fra i ragazzi e le ragazze, sia nel campo della regia che della recitazione, narrativa, musica e il resto… Dopo qualche settimana, il nostro amico ha chiesto al regista se potevano passare un pomeriggio insieme… il motivo era che… essendo lui un regista di film horror, per predilezione… forse poteva capirlo meglio di altri. Il regista ha accettato, perché il ragazzo sembrava promettente in questo campo, e così la nostra vittima gli ha raccontato di un sacrificio… quello del film. L’uomo ha trovato la storia interessante, adatta ad un film, appunto… Il ragazzo gli ha quindi rivelato… che era un sogno che lo torturava da qualche anno, che sembrava molto vero, che temeva di morire in quel modo… Il regista gli ha risposto che erano stupide superstizioni, e per provarglielo ha costruito il suo film su questo sacrificio e gli ha permesso di assistere alle riprese… Così è stato! Ma prima che il film uscisse nelle sale il ragazzo è scomparso… e poi, è morto come temeva… Mi ha parlato di lui come di un ragazzo tranquillo… ma talmente impaurito, che a volte tremava senza che vi fosse una reale minaccia… Ripeteva spesso una frase: “Devo avvertirli che stanno arrivando… devo preparare il mondo all’orrore che li aspetta!”… Ma oltre ciò, non ha mai rivelato quello che la sua mente vedeva, o sapeva… Io ho pensato che fosse un visionario… ma intanto è morto… forse ucciso da coloro che voleva sfuggire… Ora è il regista a tremare di paura, penso sia meglio tenerlo d’occhio… prima che scompaia anche lui misteriosamente… Lo sto facendo sorvegliare. - Il trionfo nel suo sguardo era sparito; ora che aveva raccontato tutto a Immanuel sentiva che questo non era un grande risultato.
- Un sogno! – disse Immanuel pensieroso – Si tratta solo di un sogno… Ma i sogni non possono trasformarsi in realtà… a meno che, qualcuno non ne sia a conoscenza e decida di attuarli… Sai se altri sapevano del sogno del ragazzo? -
- Diciamo di sì… Il regista mi ha detto che era un tipo introverso e che, quando ha parlato con lui, gli ha detto di non aver mai rivelato a nessuno questo segreto, per paura… ma che adesso era venuto il tempo di mettere in guardia la gente. -
Un pesante silenzio accompagnò le ultime parole di Jordan, che finalmente si sedette sul letto di Immanuel, lasciando che il suo sguardo vagasse per la stanza; come al solito era disordinata: libri sulla scrivania, sul comodino e qualcuno anche sul letto, fogli appallottolati per terra vicino al cestino per la carta, anch’esso ricolmo, e poi, maglioni sulle sedie, scarpe sotto la scrivania; l’unico angolo ordinato era quello del computer, ma per il resto… il caos!
Infine, il suo sguardo si posò sul ragazzo. Immanuel era ancora in pigiama, lo sguardo totalmente vuoto, seduto a pochi centimetri di fronte a lui nella tipica posizione sua, con il petto appoggiato alla spalliera della sedia e le braccia conserte su questa.
Nella stanza c’era un caldo infernale, ma Immanuel sembrava non avvertirlo: era pallido, e quando lo aveva salutato, Jordan aveva sentito una mano gelida toccare la sua.
L’ispettore sapeva benissimo cosa significassero quello sguardo e quella posizione.
Immanuel stava sondando le immagini che la sua mente riusciva a percepire, sperando che le nuove informazioni spazzassero via le nubi che proteggevano l’assassino.
Restava immobile come una statua, per non distrarsi.
Generalmente Immanuel, quando lavorava, voleva restare solo, ma qualche volta – come in quel momento - Jordan aveva assistito.
A quest’ultimo, la vista di quegli occhi spenti aveva il potere di far salire il cuore in gola… Sentiva il sangue gelarglisi nelle vene. Ma non poteva interromperlo. In fondo Immanuel stava cercando di aiutarlo. Dopo qualche minuto, che a Jordan sembrò eterno, gli occhi di Immanuel tornarono vivi. Il sangue tornò a fluire nelle vene dell’ispettore, ma l’espressione del chiaroveggente non era serena.
- Niente! – disse Immanuel con voce grave. – Non riesco a vedere niente!… E’ avvolto da una barriera psichica che non riesco a penetrare… - si portò una mano all’altezza delle labbra, mentre un attacco di tosse lo scuoteva.
Jordan lo guardava attonito, non sapendo cosa fare; alcuni secondi dopo uscì dalla stanza. Tornò di lì a poco con un bicchiere d’acqua e la scatola dello sciroppo.
- Bevi! – disse – Tua madre mi ha detto che devi prendere questo sciroppo… altrimenti la tosse non passerà. -
Immanuel, obbediente, dopo aver versato un po’ di sciroppo nel misurino che era nella confezione, ingoiò il liquido verde e poi bevve avidamente l’acqua.
- Mi spiace!… - disse, quando si fu calmato - …Non volevo spaventarti… ma… a volte dimentico di non essere solo… -
- Tranquillo!… Del resto, è per noi che lavori! -
- …So bene che quando mi dissocio dal mondo reale… non sono uno spettacolo divertente… Ora più che in altre occasioni… Questo raffreddore non mi aiuta… -
- Dovresti curarti… Non puoi andare avanti così! -
- Lo so!… Ma ti prego, risparmiami… bastano mia madre e Arianne… a torturarmi con questa storia… -
- Già!… Ma dov’è tua sorella?… Oggi ancora non l’ho vista. -
- Dovrebbe essere ancora da Juliette, per quella ricerca… Strano, che non abbia ancora telefonato… Stamattina ha chiamato cinque volte per sapere come stavo… Mentre ora… Forse mia madre l’avrà rassicurata e non mi avrà avvertito delle telefonate successive… avrà pensato che stavamo lavorando e non ha voluto disturbarci… - ma le sue parole tradivano l’ansia. Suonarono strane anche a Jordan, che stava per dirgli qualcosa, quando si accorse che Immanuel aveva già preso la cornetta del telefono e stava componendo un numero.
- Buonasera! Casa Duval?… Sono Immanuel, il fratello di Arianne… mia sorella è ancora lì da voi? …A che ora è andata via?… Capisco… Grazie! Buonasera! – lentamente rimise la cornetta al suo posto e disse – E’ uscita stamattina insieme a Juliette per andare a lezione… ma quando Juliette è tornata a casa era sola… si sono separate davanti all’Università… ha detto che doveva tornare a casa per vedere come stavo… -
- Allora sarà nella sua camera ad aspettare che io vada via. – rispose Jordan non troppo convinto.
Immanuel non lo ascoltava, si precipitò fuori della stanza per andare a vedere se Arianne era rientrata.
Con terrore scoprì che la ragazza non c’era.

L’attesa fu snervante.
Quando giunse l’ora di cena, Arianne non era ancora rientrata. La madre, - preoccupata e ignara della chiamata che suo figlio aveva fatto a casa Duval - suggerì di telefonare a Juliette per sapere se sua figlia avesse intenzione di passare un’altra notte da loro.
Immanuel la prevenne, informandola che la sorella aveva lasciato l’amica nel primo pomeriggio per tornare a casa.
Cominciarono ad aspettare. Perfino Jordan era rimasto ad accertarsi che Arianne tornasse. A mezzanotte, di lei ancora non si sapeva nulla.
La madre andò in camera sua a piangere. Il padre si sedette in salotto ad aspettare il ritorno della figlia, dicendo che questa volta meritava una punizione.
- …Quella ragazza non si rende conto di quanto siamo in pensiero… - diceva l’uomo, più impaurito che incollerito. - …Ma questa volta… appena torna… mi sentirà… Ormai è grande, certe cose dovrebbe capirle… -
Immanuel e Jordan erano seduti nelle poltrone del salotto, uno di fronte all’altro; l’uomo era invece seduto sul divano.
Il portacenere sul tavolino basso era pieno dei mozziconi delle sigarette che Jordan aveva fumato.
La notte passò lenta e oppressiva. Quando infine giunse l’alba, Immanuel si alzò dalla poltrona e andò in cucina a fare il caffè, aspettando che l’orologio battesse le otto per telefonare a Juliette e sapere se Arianne era tornata da loro.
Le otto! Immanuel si precipitò al telefono e rifece il numero di Juliette.
La ragazza rispose che si erano separate davanti all’Università, e da allora non l’aveva più né vista né sentita.
Scomparsa! Arianne era scomparsa senza lasciare traccia.
- Vado al Dipartimento per organizzare le ricerche… - disse Jordan, sempre più preoccupato.
- Ho l’impressione che il nostro assassino ci abbia regalato un’altra vittima!… - esclamò Immanuel guardando il collega.
- Ma cosa vai a pensare? – domandò Jordan ostentando calma, una calma che non provava, per cercare di tirargli su il morale.
L’ispettore non aveva pensato a quella ipotesi… ma ora che Immanuel l’aveva formulata… Forse il ragazzo riusciva a sentire dov’era Arianne… Forse le sue intuizioni lo portavano a pensare che l’assassino si stesse muovendo… No!… Era impossibile che in tutta Parigi andasse a scegliere proprio Arianne…
Preferì non confermare i sospetti dell’amico. Li riteneva assurdi. Dovevano stare calmi.
Soprattutto Immanuel doveva mantenere una certa serenità!… Non sarebbe stato facile: era scomparsa sua sorella.
Jordan guardò per qualche secondo Immanuel, indeciso se continuare a parlare o meno; decise di no. Con passi veloci si avviò verso l’uscita.
Immanuel, dopo aver preso dalla stanza di Arianne qualcosa che potesse metterlo in contatto con lei, si chiuse nella sua camera.
Si sedette sulla sedia accanto alla scrivania, nella posizione da lui tanto amata, e tenendo in mano un golfino grigio-perla della sorella, iniziò la sua ricerca.

Massimo Spada

" La Residenza del Diavolo " Capitolo II - Il Fascino di Adam



- …I concetti attuali sul rapporto mente-cervello, comportano una netta rottura con la dottrina materialista e behaviorista che ha dominato la scienza neurologica per molti decenni… Invece di rinunciare alla coscienza o di ignorarla, la nuova interpretazione riconosce appieno la supremazia della consapevolezza cosciente come realtà causale… Quando la scienza modifica il suo atteggiamento materialista-behaviorista e incomincia ad accettare in teoria, nonché a includere in pratica, nel proprio dominio causale, tutto il mondo delle esperienze interiori, cambia la natura stessa della scienza… I recenti sviluppi concettuali nel campo della teoria sulla mente e sul cervello, che da una parte rifiutano il riduzionismo e il determinismo meccanicistico e dall’altra il dualismo, spianano la strada per un approccio razionale alla teoria e alla prescrizione dei valori, come anche alla funzione naturale tra scienza e religione… - la voce calma e suadente dell’uomo catturava totalmente l’attenzione di Immanuel. Era tanto assorbito dall’importanza del discorso che non udì l’aprirsi della porta della sua camera, né la madre che gli diceva che c’era una visita.
- E’ tanto importante quel programma? – chiese Jordan, appoggiandogli una mano sulla spalla.
- Scusa!… - rispose - Non ti ho sentito entrare… Comunque… la risposta è sì!… Sta parlando… di quello che faccio io… con il mio lavoro… Ti spiace se prima di parlare del caso aspetto la fine dell’intervista?… Quest’uomo mi sembra abbastanza preparato sull’argomento… -
- Fai pure!… Posso restare? -
- Naturalmente!… Anzi, devi restare! -
- Quali sono i risultati? – chiese il conduttore del programma.
- I recenti esperimenti sulla visione a distanza… - rispose il professore - e altri studi sulla parapsicologia suggeriscono che vi sia “interrelazione” tra la mente umana e altre menti, nonché con la materia… Esperimenti condotti sulla interrelazione tra mente e mente hanno dato risultati incoraggianti… tali esperimenti sono volti a dimostrare che la mente umana può essere in grado di ottenere delle informazioni indipendentemente da fattori quali il luogo e il tempo… Siamo certi (io e i miei colleghi) che tali capacità psichiche rappresentano un aspetto assolutamente normale della mente umana e che si può imparare a sviluppare questo potenziale in modo sano e razionale. Non c’è bisogno di alterare il proprio rapporto con la realtà, o di adottare una nuova serie di valori per conoscere l’esperienza psi… Comunque, può capitare di modificare radicalmente la propria visione della vita dopo aver avuto un esperienza di questo genere… -
- Questo significa, che una qualunque delle persone incontrate per la strada, può essere un medianico, uno psicocinetico o un telepate? – chiese ancora il conduttore.
- Ovviamente sì!… Anch’io spesso… mi sottopongo agli esperimenti. -
- Quindi può dirci in prima persona cosa sono in grado di fare questi fenomeni? -
- Certamente! – rispose l’uomo, fingendo di non notare affatto il cinismo nella voce del conduttore.
- Ad esempio? -
- Parlerò della visione a distanza!… La scoperta principale originata dalle ricerche sulla visione a distanza è che la maggior parte dei partecipanti a questi esperimenti impara a descrivere accuratamente edifici, luoghi, oggetti e attività dai quali è separata sia per questioni di spazio che di tempo. Queste persone hanno spesso descritto nei particolari luoghi distanti migliaia di chilometri… Molti hanno anche descritto correttamente eventi che sarebbero avvenuti addirittura ore o giorni dopo… Le persone che hanno imparato a usare queste facoltà in laboratorio vengono chiamate “chiaroveggenti” (non soggetti, termine comunemente usato nella maggior parte degli esperimenti parapsicologici). Sappiamo che la distanza che separa costoro dai luoghi che decidono di “visitare” psichicamente non influenza l’accuratezza delle loro descrizioni, né le rende più difficili da ottenere… In effetti, abbiamo anche scoperto che i luoghi remoti sono talvolta più facili da individuare psichicamente e da descrivere, che non i luoghi vicini. Questo è forse dovuto al fatto che i chiaroveggenti trovano i luoghi distanti più interessanti. Forse trovano anche meno difficoltà nel separare i pensieri analitici e le supposizioni dalle impressioni psichiche vere e proprie quando stanno descrivendo luoghi che non sono loro affatto familiari… Non siamo stati noi a inventare la visione a distanza. Si tratta di un tipo di fenomeno psi, o meccanismo psichico, che avviene naturalmente, nella vita di tutti i giorni di molta gente… -
Un bussare deciso alla porta interruppe per un attimo la loro attenzione alla TV.
- Avanti! – disse Immanuel.
- Vi ho portato tè e biscotti… - disse Arianne, entrando con il vassoio. - Posso restare per un po’?… Giusto il tempo di prendere il tè con voi… – chiese, facendo un sorriso in direzione del fratello.
- Sì! Fai pure… però… almeno per i prossimi dieci minuti… mantieni il silenzio! – rispose Immanuel.
- Ha parlato di descrizioni a distanza, quasi perfette… ma ci ha appena detto che il chiaroveggente, a volte, non riesce a separare le supposizioni e i pensieri analitici dalle impressioni vere e proprie. Cosa intende dire? – chiede il conduttore.
- La visione a grande distanza è essenzialmente la facoltà di riprodurre informazioni figurate e non analitiche… Per esempio, se un chiaroveggente esperto stesse lavorando con la polizia alla ricerca di una persona rapita, o scomparsa, egli potrebbe essere in grado di descrivere il luogo o la casa in cui si trovasse la vittima del rapimento… o la persona scomparsa… ma non sarebbe altrettanto abile nel fornire l’indirizzo esatto, la via. Per il chiaroveggente nomi, numeri, lettere e altro materiale analitico sono tra le informazioni più difficili da descrivere… Ma noi riteniamo che questo problema non sia causato dalla difficoltà di ottenere informazioni metapsichiche. Siamo piuttosto dell’avviso che questa difficoltà sia dovuta al rumore mentale che interferisce con la capacità del chiaroveggente di elaborare le informazioni. Una migliore conoscenza del rumore mentale ci potrà servire per arrivare a imbrigliare i meccanismi psi e a farne degli strumenti più accurati e attendibili… Le fonti principali del rumore mentale sono la memoria e l’immaginazione… -
- Bene!… - l’interruppe il conduttore - La memoria e l’immaginazione, saranno gli argomenti della prossima puntata di “Le Risorse della Mente”… il programma che affronta argomenti dettagliati riguardo la psiche umana… Naturalmente… invitiamo il professor “ Adam Aryen” a partecipare alla prossima puntata… Arrivederci a lunedì prossimo!…-
Mentre i titoli di coda del programma scorrevano, le telecamere inquadravano il professore, che si era appena alzato dalla poltrona e stava conversando con uno dei tecnici dello studio.
- E’ un bell’uomo… - disse Arianne con lo sguardo rapito - Avete visto le sue labbra?… Sembrano disegnate da un pittore… Chissà quanti anni ha?… Sembra così giovane… non ha l’aria di un professore, tranne, forse… per la severità del suo sguardo. Ha i capelli troppo lunghi e la pettinatura estrosa… -
- Non ti sembra di adularlo troppo? – chiese Immanuel, staccando le braccia dalla spalliera della sedia su cui era rimasto per tutta la durata del programma. Quella posizione tipicamente maschile era la sua preferita, quando doveva concentrarsi su qualcosa. Infine si alzò per prendere il telecomando e spegnere la TV.
Jordan lo prevenne. Dopo aver spento lo schermo disse: - Dovrebbe avere trentadue o trentatre anni… - guardava l’uomo di fronte a sé, ma era palese che l’informazione era per Arianne - E’ veramente un docente di parapsicologia… anche se a volte non lo sembra. -
- Tu come fai a saperlo? – chiese Arianne interessata.
- Un mio amico giornalista mi comunica tutte le informazioni che ha raccolto su di lui… Sono parecchie settimane che telefona al suo studio e a casa per fissare la data di un’intervista che vuole strappargli… ed ogni giorno lui gli manda a dire che ha altro da fare; la signorina che risponde dallo studio gli ha detto che il professore è restio a parlare con i giornalisti… gli consiglia di riprovare dopo due o tre giorni… ma lui, imperterrito, chiama ogni giorno… pensa che presto si stancherà e gli concederà ciò che chiede… Io gli ho detto che per me perde il suo tempo… Lui dice di no… -
Nei suoi occhi verdi c’era un’ombra di tristezza. Si passò una mano fra i folti capelli neri. Un chiaro gesto d’impazienza. Sicuramente era la necessità di parlare del caso con Immanuel, che lo rendeva nervoso, ma l’uomo non parlava mai di lavoro davanti alla sorella, percui era necessario attendere che lei si decidesse ad uscire dalla caotica stanza.
- Arianne!… - esclamò Immanuel, avvertendo lo stato d’animo di Jordan - Vuoi per favore lasciarci soli?… Dobbiamo parlare di lavoro, e… -
- Ok! … Me ne vado. – rispose lei – La mamma mi ha detto di avvertirti che stasera lei e papà escono, faranno forse tardi… Non aspettarli per cena… Io sto andando a studiare da Juliette… e credo che mi toccherà passare la notte da lei: dobbiamo fare una ricerca per la materia che stiamo preparando… e vorremmo affrontare due aspetti diversi dello stesso tema… Non ti dimenticare di cenare!… Ciao! – concluse.
Baciò il fratello su una guancia, con affetto, salutò Jordan e con passo leggero si avviò verso la porta.
Lo sguardo di Immanuel era vitreo, mentre seguiva i movimenti della sorella che andava via. La osservava quasi volesse imprimersi la sua figura nella mente; i morbidi pantaloni di panno grigio-topo, di taglio classico, che la facevano sembrare più magra, il maglioncino verde mare sagomato che arrivava alla vita, i morbidi capelli neri che le coprivano le spalle, si muovevano insieme con lei. Una bella donna davvero.
Stava per dirle qualcosa, ma le sue labbra non ebbero il tempo di proferire parola che Arianne era già fuori dalla stanza, e aveva chiuso la porta dietro di sé.

- Qualcosa non va? – chiese Jordan, appena la porta si fu chiusa. Immanuel non rispose e lui diede un’alzata di spalle rassegnata; con gesti veloci si liberò della giacca nera. Nella stanza c’era un caldo assurdo, percui tolse anche il pullover, rimanendo solo con la camicia bianca. La sua figura energica, spalle larghe, vita stretta, dall’alto del suo metro e ottantacinque, almeno un palmo più del suo amico e collega, sovrastava quest’ultimo, che si era riseduto al suo posto, in posizione normale, e che ancora fissava la porta.
- Allora, ragazzo… vogliamo metterci al lavoro, o vogliamo giocare alle belle statuine? – chiese a voce alta Jordan per scuotere il giovane.
- Sì!… - rispose egli infine - Mi è sembrato quasi… - non concluse la frase, alzò gli occhi verdissimi, e ancora visibilmente cerchiati, su Jordan. Cercava una risposta, o forse un sostegno in lui.
Fu in quell’istante che Jordan si accorse del suo aspetto. Nell’ultimo anno, il dipartimento di polizia di cui lui faceva parte, aveva chiesto a Immanuel di collaborare più volte. Praticamente, un caso risolto aveva visto l’arrivo di un caso da risolvere. Non gli avevano lasciato quasi il tempo di respirare.
Mentre l’osservava, Jordan capì l’importanza dell’ultima frase detta da Arianne – “Non ti dimenticare di cenare!…” - . Effettivamente, da quando lo aveva visto la prima volta, Immanuel era molto dimagrito; sì che non era mai stato molto in carne, ma aveva un bel corpo asciutto, spalle larghe, vita stretta, i muscoli al posto giusto, un po’ più alto della sorella, di cinque o sei centimetri; un bell’uomo, forse un po’ delicato, ma comunque un uomo. Adesso era l’ombra di se stesso.
- Sei sicuro… - gli chiese preoccupato - di potercela fare? -
- Sì, stai tranquillo!… - rispose Immanuel rassicurante - Non farti ingannare dal mio aspetto… Ho avuto un brutto raffreddore nelle ultime settimane… Non è ancora passato del tutto, ma mi riprenderò… Credevi forse che ti facessi venire a casa mia per gioco?… Questo maledetto raffreddore mi ha inchiodato a casa… altrimenti sarei venuto io al dipartimento… - sorrideva, sembrava che l’attimo di smarrimento di prima fosse passato.
- Speriamo di risolvere presto questo caso… - disse Jordan - dopodiché, farò in modo che per almeno un mese non ti disturbino… -
- Bene!… Così io e Arianne ci faremo un bel viaggio, insieme… Ma ora pensiamo al lavoro… Sei riuscito a trovare l’informazione che ti ho chiesto? -
- No!… Ieri era domenica… e poi, lo sai… quando si tratta di burocrazia… le cose vanno un po’ a rilento… Perché t’interessa sapere se quel ragazzo aveva interessi per il cinema o la letteratura? -
- Sabato sera Arianne è andata alla prima di un film… -
- E questo cosa c’entra? -
- Questo film è in prima visione dal ventisei di gennaio… quindi, da tre giorni fa… Il ragazzo è scomparso il sedici dicembre scorso, giusto? -
- Giusto! -
- Lo avete ritrovato dieci giorni fa circa… quindi il film non era ancora nelle sale… ma… la scena che mi ha raccontato Arianne, sabato sera… mi fa supporre che l’omicida abbia visto, o abbia preso parte in qualche modo alla realizzazione del film… oppure ha letto il libro da cui il film è tratto… Percui, possiamo cominciare a restringere il campo di ricerca… -
- Tu dici? … Per me questo non prova niente! -
- Non posso esserne sicuro… però non possiamo scartare quest’ipotesi a priori!… Ti ricordo che siamo ancora ad un punto morto… Cerchiamo, cerchiamo… ma ancora non abbiamo niente di concreto in mano!-
- E quale sarebbe questo film? -
- “ La Residenza del Diavolo”!… E la scena che mi ha descritto mia sorella, ha molto in comune con quello che mi hai raccontato tu… di come avete trovato il cadavere… -
- Guarda la combinazione… devo andarlo a vedere stasera… mi fai compagnia? -
- Veramente… sarei ancora in convalescenza… Ma se mi era possibile uscire sabato con Arianne… credo di poterlo fare stasera… Purché non lo sappia mia madre! -
- Già, il tuo raffreddore… Ora capisco perché qui dentro fa tanto caldo… ti hanno acceso il riscaldamento al massimo… Non ti senti soffocare? -
- Per dirti la verità… io sto morendo dal freddo… Sarà meglio mettere qualcosa di pesante… altrimenti congelerò dentro il cinema! -
- Direi di sì!… Se ti sbrighi abbiamo anche il tempo di cenare… offro io… Ricordati la raccomandazione di Arianne… Se scopre che ti ho portato fuori… cosa che a lei non riesce quasi mai… e, per giunta, che sei rimasto a digiuno per colpa mia… mi uccide! -
- Arianne non è così cattiva!… Né tanto meno gelosa… - sorrise Immanuel.
- E’ peggio!… Forse uno di questi giorni… mi farà fare la fine della vittima del nostro caso… se sarò fortunato! – rispose di rimando Jordan, ridendo a sua volta per sdrammatizzare.
Erano dieci anni ormai che conosceva i fratelli Mistral, e Arianne, ogni volta che lo vedeva parlare con il fratello per più di un’ora, cominciava a diventare nervosa e aggressiva verso di lui, come se le stesse portando via il tempo che il fratello poteva dedicarle.
Forse era un’impressione… ma non era simpatico vedere Arianne imbronciata.

Massimo Spada

domenica 9 gennaio 2011

Buon Anno!!!



" - Viviamo solo una volta da quando ci viene donato il regalo della vita. Dovrebbe essere nostro persistente obiettivo cercare di renderci Immortali per lasciare il segno della propria arte in questo mondo, non importa in quale campo lo si faccia. Basta volerlo. - Michael Jackson- "

Inizio questo post con una frase di Michael Jackson ( ecco perché metto una sua foto per questo post ) trovo che sia un bell'augurio per iniziare il nuovo anno. Io dal canto mio mi sto impegnando per farmi conoscere nel mondo, sebbene al momento solo virtuale, come scrittore, lui era spettacolare in tutto quello che faceva e forse proprio per questo veniva notato a priori ... io non ho la sua capacità di attirare la gente ma cerco ugualmente di far leggere ciò che scrivo, questo è il mio proposito per quest'anno ... far conoscere al mondo la mia piccola arte; scrivere!
Spero solo di riuscirci!
Buon Anno Nuovo a tutti voi!
Massimo Spada!

venerdì 24 dicembre 2010

" La Residenza del Diavolo " Capitolo I - Turbamento



Davanti al cinema c’è una folla di gente che aspetta la fine del film per poter entrare a sua volta a vedere “La Residenza del Diavolo”; Arianne la guarda attonita; i grandi ed espressivi occhi verdi della giovane donna passano da un viso all’altro, forse sperando di scorgere qualcuno che conoscono. Le piccole labbra si atteggiano in una smorfia di disappunto.
- “Lo sapevo…” – pensa – “…mi ha di nuovo dimenticata… Uffa!!!… E’ possibile che non posso mai contare su di lui?” -
- Arianne, vieni con noi, o vuoi restare lì e diventare una statua di ghiaccio? – l’interroga un’amica.
Arianne si volta verso chi l’ha chiamata, e quel gesto fa volare i morbidi capelli neri in avanti, incorniciandole il piccolo viso che, arrossato dal freddo, le dona l’aria di una quindicenne.
- Vengo!!! – risponde, infilandosi le mani nelle tasche del cappotto e muovendosi con passi leggeri e veloci verso il gruppo degli amici. Alza la testa e sorride.
Questa è l’ennesima volta che chiede a suo fratello di raggiungerla da qualche parte, per passare insieme la serata, e lui non si fa vivo.
- “A volte mi pare proprio che lo faccia apposta, a darmi buca!” – pensa fra se la ragazza – “Evidentemente le sue scartoffie sono più importanti di me… Io non lo capisco più… è così strano ultimamente…” -
- Cos’hai, Arianne? – interrompe i suoi pensieri l’amica – Non dirmi che aspetti ancora tuo fratello?-
- Proprio così, Juliette!… Speravo che stavolta… - non riesce a trattenere le lacrime. Si ferma improvvisamente, abbraccia Juliette, scoppia in singhiozzi.
- Su, non fare così!… Sono sicura che avrà avuto degli ottimi motivi, per non essere venuto… Non piangere!… Scommetto che lo troverai a casa… e magari, quando gli ricorderai dell’appuntamento… ti guarderà stupito e si dispiacerà di averlo dimenticato!… Arianne, per favore… non è possibile che tu ogni volta abbia la stessa reazione… è solo tuo fratello, mica il tuo fidanzato… Cavolo… hai ventidue anni e ancora piangi come una bambina… Ma ti sembra normale? … Non dimenticare che tuo fratello lavora, non può pensare a sciocchezze come questa… - cercava di tirarla su di morale, ma non era facile. Ormai erano parecchi mesi che questa situazione andava avanti. Certo era strano che Arianne fosse così attaccata al fratello, in modo quasi viscerale, come se volesse dominarne o dirigerne la vita. Eppure Arianne era una ragazza dolce, gentile… ma ultimamente c’era in lei qualcosa che non andava.
Dopo averla lasciata sfogare per un po’, Juliette le sollevò il mento per fissarla negli occhi e le disse: - Forse è meglio che ti diamo un passaggio fino a casa!… Così andrai a controllare cosa sta facendo il tuo amato fratello… Ok? –
Arianne non si fece ripetere la proposta, assentì con un cenno della testa e sorrise.
Gli amici protestarono un po’, poi, rendendosi conto che l’apprensione dell’amica avrebbe rovinato loro il Sabato Sera, accettarono di riaccompagnarla.

Come previsto da Juliette, Arianne trovò il fratello chiuso nella sua stanza, intento a lavorare.
Fu costretta a bussare più volte insistentemente per riuscire a farsi sentire. Infine il fratello fece girare la chiave nella serratura e Arianne, aprendo la porta della stanza del ragazzo, lo vide dirigersi stancamente verso il tavolo da lavoro.
- Ti sei dimenticato di me!… - esclama con disappunto - … All’uscita del cine non c’eri… e dire che me lo avevi promesso… “Non preoccuparti” hai detto, “Sarò lì fuori ad aspettarti”. Ed io, cretina, che ti credo ancora… Immanuel, mi stai ascoltando? -
- Sì, Arianne!… - risponde lui calmo; i suoi gesti sono flemmatici e spossati mentre si volge verso lei per osservarla. Anche il suo viso parla come i gesti: è pallido, i grandi occhi verdi sono cerchiati, e le labbra sottili sembrano alla ricerca di aria. Nondimeno continua a restare affascinante agli occhi della sorella, che si avvicina a lui e gli accarezza dolcemente i soffici e lunghi sul collo capelli neri; poi lo abbraccia forte.
- Scusami!… - continua lui - …Ho dimenticato la promessa… Ma avevo del lavoro da fare e…-
- Sì, ho capito!… Il tuo lavoro innanzi tutto, eppure… mi era sembrato di capire che dovessi prenderti una vacanza… o sbaglio? -
- Doveva essere così… ma… hanno per le mani un caso insolito, e pensano che il mio aiuto sia necessario… Dopo questo caso però… ci faremo una vacanza io e te… e per non essere rintracciabili non comunicheremo la destinazione… Va bene? -
- Dici sempre così, ma poi non ne fai niente… Ci crederò solo quando saremo lontano da Parigi… magari… che ne so?… in Malaysia… o nelle Antille! – rise lei.
Si era un po’ tranquillizzata, benché l’aspetto di Immanuel non fosse rassicurante.
- Facciamo una pausa?… - riprese lui - Così io mi riposo un po’, e tu mi racconti come hai passato la serata… Ti và? – si alzò lentamente dalla sedia e prendendo sottobraccio Arianne si avviò verso la cucina.
Mentre Immanuel si affaccendava davanti al frigorifero, per prepararsi un bicchiere di latte, Ariane controllava dentro il forno. C’era un piatto coperto. Notarlo la fece rattristare ulteriormente: non c’erano dubbi ormai sulla trascuratezza del fratello.
- Non hai ancora cenato!… - disse a bassa voce Arianne - Qui c’è ancora il piatto intatto come lo ha lasciato la mamma… Quando domattina lo vedrà, tormenterà papà come al solito perché t’imponga di andare da un medico… Non ti dispiace neanche un po’ che si preoccupino tanto per te? -
- Le avevo detto di non preparare niente… pensando che poi avrei dovuto raggiungerti al cinema e che avremmo passato insieme la serata… Ma… evidentemente lei aveva previsto che me ne sarei dimenticato… - rispose lui cercando di scusarsi. Poi le domandò - Tu hai già cenato? -
- No!… Sono uscita dal cine e mi sono fatta riaccompagnare! -
- Bene!… Allora puoi aiutarmi a mangiare quello che mamma mi ha preparato?… - Sorrisero.
Si sedettero a tavola l’uno di fronte all’altra, e mentre cenavano iniziarono a parlare; prima del lavoro di lui, ma egli dopo aver espresso la propria perplessità sul caso che stava seguendo, deviò la conversazione sul film che la sorella aveva visto.
- …Niente di veramente eccezionale… - rispose lei - …il solito filmetto dell’orrore, con tanto di riti, urla, ragazze cretine che anziché darsi da fare si abbandonano a svenimenti, pur di farsi toccare dal bello della situazione, e cavolate varie… molto sangue… Per dirti la verità, non ho fatto che ridere per tutto il film… tranne… beh, ecco… c’è stata una scena un po’… come dire?... bizzarra… però è riuscita per un attimo a mettermi dentro un’inspiegabile inquietudine… Certo che il regista, o lo scrittore che ha inventato questa storia, deve essere un tipo strano… -
- Perché?… - chiese Immanuel, non che gli interessasse sul serio del film, ma almeno, così, lei avrebbe parlato e, nella foga del discorso, non gli avrebbe fatto domande sul suo lavoro e non si sarebbe accorta che la sua brutta cera si stava accentuando. Non aveva modo di vedersi allo specchio, ma da come si sentiva in quel momento immaginava che il suo stato si stesse ripercuotendo (come sempre accadeva) sul suo aspetto. - Raccontami la scena… così posso almeno farmi un’idea di ciò che per te è stato tanto singolare… -
- Ti giuro… - rispose lei - …che non c’era niente di realmente sconcertante… forse… mi ha provocato quell’emozione perché ero preoccupata per te… o magari perché… Chissà a cosa stavo pensando… -
- Tu racconta!… Al perché ci penso io. – incalzò lui, lanciando un’occhiata furtiva alla porta chiusa della cucina; non voleva che i genitori li sentissero: pensava che stessero già riposando e il loro chiacchiericcio potesse disturbarli, ma dato che sembrava tutto a posto, dopo un rapido sguardo alla cucina, di design moderno, tornò a guardare la sorella esortandola a raccontare ciò che l’aveva turbata.
- Dunque… c’è questo tizio… una specie di “Signore delle Tenebre”… che, non so per quale motivo, e per la verità neanche quale modo ha trovato per chiamare “Satana” e fare un patto con lui… comunque, questo tizio deve fare dei sacrifici in nome di “Satana”… Ora, fra le tante scene del film… c’è questa del sacrificio… per fortuna, solo di uno… si vede il tizio che trascina un agnellino… poverino… è talmente piccolo che fa pena vederlo trascinato per le zampe in quel modo… Lo porta al centro di una grande sala, dove c’è un altare di pietra che è già sporco di sangue raggrumato, segno evidente che i sacrifici sono stati tanti, vi lega il povero agnellino con una catena e si appresta ad ucciderlo… ma… quando l’inquadratura torna sulla pietra, dopo aver fatto vedere il viso dell’uomo con il suo ghigno cattivo, l’agnello… non ho capito come… forse perché non ho seguito molto la trama… o forse ho perso qualche scena tra l’agnellino e la brutta faccia del tizio, e comunque non l’ho chiesto ai miei amici, altrimenti, sai la presa in giro!… Ad ogni modo… l’agnellino non c’era più!… Al suo posto c’è una ragazzina di quindici… al massimo diciotto anni… nuda, legata mani e piedi con una catena, supina, che lo guarda con occhi vitrei, sorride e aspetta che lui la colpisca… E quella specie di mostro umano… prima, con la punta del pugnale esplora il suo corpo… poi la sgozza… percui, vedi il sangue scivolare giù sul collo fino alla pietra… ma quell’idiota, ancora non è contento… alza il pugnale all’altezza delle sue spalle, e poi velocemente lo affonda nel ventre della malcapitata e da lì, con forza, le provoca un taglio profondo fino alla base del collo… e poi, con quelle sue manacce, allarga più che può la ferita… Dico io… ma che gusto ci prova a tormentarla anche dopo che l’ha ammazzata?… Fatto ciò… si abbassa su di lei è inizia a leccarle il sangue… come se ne avesse bisogno per vivere… Confesso… - concluse Arianne con amarezza - che la scena mi ha impensierito un po’… Non che fosse peggiore di quelle che ho visto in altri film horror… ma… ho pensato che… Abbiamo veramente un macabro senso del divertimento noi esseri umani!… se ci occorre vedere simili scene per passare il tempo… Non credi? -
Guardò il fratello alla ricerca di una parola affettuosa e confortevole, che riuscisse a calmarla, ma Immanuel aveva lo sguardo lontano, fisso in un punto indefinito del muro bianco dietro di lei.
- Immanuel, che ti succede?… Cos’hai? – riprese lei con apprensione.
Lui continuava a fissare il muro e a non rispondere. Mentre parlava, Arianne non si era accorta che il fratello già da un po’ aveva quell’espressione sul viso, ma ora che l’aveva vista, cominciava a preoccuparsi. Si alzò di scatto dalla sedia e, portandosi accanto a lui, lo scosse leggermente, poi decise di andare a chiamare i suoi genitori. Si era appena mossa che Immanuel le prese il braccio per fermarla.
- Tranquilla!… - le disse parlando a bassa voce - …Sto bene… adesso… Siediti, bevi un po’ d’ acqua… -
- Mi hai fatto prendere un colpo! – esclamò lei – Ma che ti è preso?… Perché non mi hai detto che stavi male?… - gli chiese, avvicinando il bicchiere alle labbra.
- Non è niente!… - rispose - …Ormai è passato… Lo sai che a volte mi capita di… dissociarmi dal mondo!… Non volevo spaventarti… Scusami!… -
- Non farlo mai più!… - rispose alterata - Se non eri interessato al film potevi dirmelo, non era necessario che mi lasciassi qui a parlare da sola… mentre tu andavi a perderti nei meandri del tuo mondo… Non è stata una cosa carina da parte tua. -
- …Ti sbagli!… Ti ascoltavo… ma poi… Beh, lasciamo perdere.. Come hai detto che si chiama… lo scrittore, o il regista di quel film? -
- Non l’ho detto!… Onestamente… non lo so… Perché vuoi saperlo? -
- Per curiosità… niente di più… Ma se non lo sai, non è importante!… Si è fatto tardi… sarà meglio andare a dormire… - concluse Immanuel alzandosi e andando a mettere i piatti e i bicchieri sporchi dentro il lavandino.
Arianne assentì con la testa, anche se lui non la stava guardando. Lo osservò per un attimo, e si accorse con stupore che fino a quel momento non si era resa conto di quanto suo fratello fosse diverso: aveva sempre i gesti gentili, sempre calmo, tranquillo, accondiscendente, sorridente, educato, ma… spesso era assente, non con il corpo, quanto con la mente. Certo, tutto quello che riguardava il suo lavoro era “Top Secret”, ma, chissà perché, lei era sicura che c’era qualcosa di strano in lui. Per quanto ne sapesse, da trentatre anni ormai era uguale a se stesso… ma da qualche mese, aveva la tendenza a isolarsi.
- Andiamo?… - disse Immanuel, voltandosi verso di lei e interrompendo il suo pensiero.
Lei sorrise; - “ Ma cosa vado a pensare?… Immanuel è sempre uguale… Sono io che sono strana ultimamente… vivo un deja-vu, ad ogni istante…”-
Il giovane ormai le era accanto. Lei gli diede un bacio sulla guancia, mettendosi in punta di piedi, e dopo averlo preso sottobraccio, insieme si avviarono alla porta, dove si separarono. Arianne spense la luce della cucina ed ognuno si avviò per la propria stanza.

Massimo Spada

domenica 29 agosto 2010

SMILE- Michael Jackson



Happy Birthday Michael!

venerdì 25 giugno 2010

Michael Jackson - Earth Song



Mennon Israim Gome Michael Jackson!
E' passato un anno ma per me è come se fossi morto oggi, ancora non ci credo che non sei più fra noi!

Michael Jackson - She's Out Of My Life




Spero che adesso ovunque tu sia, sei riuscito a trovare la pace che cercavi!
R.I.P THE REAL AND ONLY KING OF POP!!!!!

Malibu

Malibu

Memphis

Memphis
Personaggio creato da me in un'altra storia